Una diva che sognava di essere una donna
Il primo giugno si è celebrato l’ottantaseiesimo compleanno di Marylin Monroe, ma nel frattempo è già passato mezzo secolo dalla sua scomparsa.
Sembra essere accaduto di tutto, a noi e al mondo, mentre lei è ancora lì a incantarci coi suoi film e a sorriderci materialmente ad ogni angolo di strada, riprodotta in un universo di gadget infiniti.
Un po’ ovunque ci si è preparati a questo atteso anniversario con mostre a lei dedicate (Londra, Firenze, ecc) sia di raro materiale iconografico che soprattutto dei suoi cimeli personali, sparpagliati da ricchi collezionisti in giro per il mondo dopo le milionarie vendite all’asta.
Come una Santa, da un pezzo canonizzata dalla Pop Art, ciò che a lei era appartenuto o da lei era stato toccato o indossato ha assunto un valore ben oltre il religioso, sconfinante nell’incantesimo magico, quasi fosse un feticcio che illude di ritrovarcela incarnata e poter “comunicare” con lei.
Ed è assai triste notare come una persona che per tutta la vita aveva lottato per non diventare una “cosa”, una bambola bionda o una merce da contendersi al gioco dei dadi hollywoodiani, non sia riuscita a vivere di più di un suo cappotto, dei suoi guanti, d’una borsetta o d’un suo paio di scarpe griffate Ferragamo che oggi fanno bella mostra nelle bacheche dei musei.
Una donna davvero immortale, dea di un mito, esattamente come è accaduto a Cleopatra, a Elena di Troia o Monna Lisa. Come Marylin nessuna, perché il suo mito ha il privilegio e la condanna d’essere stato creato in un’epoca in cui i mass-media hanno documentato tutto impietosamente.
Una Marylin illusoriamente accessibile col suo perenne sorriso, col fantasma del suo corpo che ancora oggi si manifesta sugli schermi tv o su YouTube grazie ad un click. Una donna avatar.
La Marylin “donna” ha superato il fantasma del suo corpo autoalimentando il mito, adeguandosi all’evoluzione dei tempi e della “modernità” contingente.
Negli ultimi vent’anni ha preso sempre più piede lo studio della sua vita privata, della sua caratteristica sensibilità d’essere umano, coronato lo scorso anno con la pubblicazione d’un suo diario segreto in ogni lingua del pianeta.
Marylin continua a vendere e a far vendere di riflesso. Talvolta la sua faccia è usata per la “reclamizzazione” di altri prodotti (recentemente per la Citroën) ma si cerca di usare addirittura delle sue sosia o fotomontaggi per superare il copyright (come nell’ultimo spot per il profumo di Dior).
Per fortuna, da un bel po’, non capita più di ritrovare un’esordiente ribattezzata come “la nuova Marilyn”: Blake Lakely in Gossip Girl, Uma Thurman in Smash, Lindsay Lohan per Playboy, Scarlett Johansson per D&G. Ci ha provato pure Michelle Williams, che di lei aveva letto, visto, cantato e indossato tutto, per interpretare il ruolo in “Marilyn. (A week with Marylin)” –uscito nelle sale proprio a giugno- vincendo anche il Golden Globe e la candidatura come migliore attrice agli Oscar.
Lontana dall’immaginario della diva sexy e prorompente, la Marylin della Williams, che riesce ad assumerne i tratti e le espressioni in maniera spesso stucchevole, è una donna sola, un’attrice in crisi, profondamente insicura di sé, perennemente sotto l’effetto di ansiolitici e in ritardo sul set.
Simon Curtis, il regista, ci regala un ritratto molto intimo della celebre icona di hollywood, ispirandosi al diario scritto dal giovane assistente del regista Sir Laurence Oliver, Colin Clark durante le riprese del film “Il principe e la ballerina”. Era il 1956. Sarà lui a prendersi cura di lei e a darle davvero il sorriso che noi conosciamo solo stampato su borse ed agente.
Perché Marylin è un brand, è un marchio intercambiabile.
E’ proprio strano che tutto questo florido commercio, perché Marilyn dichiarava: “Non mi importa il denaro, quello che voglio è essere meravigliosa”. E alla fine lo è diventata davvero.
La donna più desiderata al mondo poi morta, giovane e bella, completamente sola sulla scena di un crimine irrisolto.
Ma Marylin non è mai veramente morta. E’ solo in attesa di un bacio, come una bella addormentata, quello del vero amore.
Ah dimenticavo. Nei suoi diari si firmava Norma. Il suo vero nome. Se “a qualcuno piace Marilyn” a me piace Norma.
Articolo di Simone Red Casale.
“Oggi è una giornata così, cosa mi metto? Controlliamo su internet”.
Se una volta la rivista patinata sollazzava e quietava il fashionista incallito, adesso nell’epoca del web 2.0, non riesce a soddisfare le sue domande. “I must have vanno imparati a memoria?”. Uno poi si chiede davvero quali siano i must have e finisce che poi una ricerchina su internet la fa sul serio: immagini, link….e soprattutto blog.
Il fashion blogging è un fenomeno sempre più intenso e vivace che dà voce ai giovani che studiano moda o che semplicemente ambiscono al mondo delle riviste patinate per farsi conoscere. Va di moda così. Basta un click per saperne di più, specialmente sul primo fashion blog Made in RAI (www.leconseguenzedellamoda.blog.rai.it) correlato alla rubrica fashion di WR8, la web radio di RADIO RAI interamente dedicata ai giovani, LE CONSEGUENZE DELLA MODA.
La curatrice della rubrica e del blog, la conduttrice top model Valeria Oppenheimer ogni Lunedì, alle 11.40 (in podcast su www.w8.rai.it) ci porta a fare shopping virtuale, seleziona per noi il capo che dobbiamo sfoggiare per la stagione e tutte le tendenze da acchiappare, ci informa su eventi che non possiamo perdere e soprattutto spulcia nel web tutti i link da non perdere, i designer da tenere d’occhio e i blogger più seguiti.
Raccogliendo interviste e creando approfondimenti speciali, LE CONSEGUENZE DELLA MODA, partecipa al progetto promosso dalla Provincia di Roma e ideato da Stefano Dominella (consigliere dalla Camera Nazionale della Moda Italiana) nell’ambito del Progetto ABC Arte, Bellezza e Cultura, LA MODA E’ DI MODA, INCONTRO CON I PROTAGONISTI DEL MADE IN ITALY.
I quattro incontri (2,15,30 maggio e 14 giugno, tutti alle ore 21) mettono in stretto contatto ben sette istituti professionali di Roma e della provincia di Roma, invitati ad esprimere la loro creatività, con le grandi firme del panorama italiano, alla scoperta dei segreti e dei successi dei marchi in questione. Guillermo Mariotto, creative director dell’alta moda della maison Gattinoni; Maria Grazie Chiuri e Pier Paolo Piccioli, duo stilistico ai vertici della maison Valentino; Giovanna Gentile Ferragamo per Salvatore Ferragamo e Frida Giannini per Gucci offriranno la loro esperienza e il loro giudizio per valutare e scegliere il bozzetto vincitore del concorso, che avrà l’opportunità di collaborare in uno stage con la Casa di Moda Gattinoni, volare a Parigi per la settimana della moda, ed usufruire di una borsa di studio presso l’accademia di Costume e Moda di Roma.
Ovviamente i dettagli, e il bozzetto che avrà tutto questo sarà pubblicato su LE CONSEGUENZE DELLA MODA.
E noi, come fashion addicted, stiamo puntando già la freccina.
“Click”.